E poi…

Prima o poi, ce lo chiediamo tutti: e poi? chissa come andra’ domani… Meglio di ieri?
Verra’ il sereno o vinceranno le ombre? Dubbi, ansie, domande sul dopo.
Nonostante l’imperante presentismo del nostro tempo: carpe diem… cogli l’attimo, vivi l’hic et nunc… Qui e adesso è la vita, da gustare senza troppo pensare nè soppesare.
Viviamo in un presente rumoroso e distratto; un presente invadente tanto che ci dimentichiamo del passato e diffidiamo del futuro… Sì, l’ottimismo del futurismo – col suo gusto audace e ribelle, estremo nello sfidare e sfondare le misteriose porte dell’impossibile – è davvero acqua passata…
Oggi il sogno ristagna; e noi siamo un po’ come la rana. Gracchiante, gonfia e malinconica; o magari come la rana bollita del libro di Illy ("La rana cinese") che – immersa nell’acqua della pentola, a fuoco lento – si adegua, accetta, subisce e così finisce cotta; a volte invece – se gettata nell’acqua già bollente – certo un po’ si scotta, ma, se vuole, salta via e si salva.
Con un guizzo d’inventiva, un sussulto di volontà.
A volte basta uno scarto (uno scatto d’orgoglio?) e via: si puo’ cambiare.
Per non sottomettersi alla dittatura del reale né lasciarsi bollire nella tiepida apatia di TINA: There Is No Alternative! Per cercare altro, anche altrove. Perché il dopo sia meglio del prima…
Ma poi chissà se domani sara’ meglio di ieri… Dipende.
Un po’ da noi, un po’ dal pendolo del Caso (o dal suo parente nobile: il Destino).
Noi siamo il nostro destino! sostiene qualcuno; ed è un bell’invito a uscire dalla malinconia del fatalismo e prendere in mano il filo del nostro cammino.
Per quel che si puo’; poiché – si sa – la nostra liberta’ è sempre condizionata, legati come siamo a mille contingenze, in balia di alcune ineludibili necessità (nascere tra le bombe o la bambagia non è la stessa cosa, e non dipende dalla nostra volontà).
E’ il Destino (Dio? il Dna?) a pre-disporre la prima mossa; poi sta a noi disporre la risposta.
Con audacia o titubanza. Sfidando o scappando. Scegliendo (magari di non scegliere).
La cosa è, l’uomo esiste… insegna l’esistenzialismo. Per questo l’uomo in-siste a pensare, a sognare, a porsi domande. A pro-gettare (in avanti, nel poi) idee, sogni ed errori; a raccogliere frutti o fallimenti…
A chiedersi perché (da Giobbe in giu’) Perché le cose non funzionano come vorremmo?
Ma è una sciocca pretesa pensare che i conti tornino; quasi sempre, invece, se ne vanno per conto loro: non sempre due più due fa quattro e tra il prima e il poi il legame non sempre è chiaro e lineare…
Se il male vuole, ti cade addosso; senza chiederti il permesso, e senza preavviso.
E tu corri, corri a perdifiato – racconta la favoletta zen – corri e corri, rincorso dalla tigre finché arrivi all’approdo: ed è un bel precipizio e sotto, al fondo, c’è un altra tigre ad attenderti.
Che fare, così, tra due tigri, sull’orlo dell’abisso? Ma ecco, proprio in quell’attimo, proprio in quel luogo – dice la parabola zen – l’uomo scorse accanto a sé una fragola… Rossa, fresca, invitante. Con fatica l’uomo riuscì a raggiungere la fragola: com’era dolce!
Dolceamara è la vita; un impasto strano, aspro, a volte duro. Come un muro (una muraglia/che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia…)
Guardare più su, a volte giova… O più giù, dentro il giardino segreto dei sogni o del cuore…
Aprire la mente ad altro; spostare lo sguardo in alto… Ma anche in basso, tra le radici che alimentano il presente, nel passato… Perché i nostri passi siano più saldi, e i voli più lievi…
Magari grazie al richiamo di una fragola, che raddolcisce e rincuora, se vogliamo…
Basta poco per dare più vita alla vita… (e il poi – un po’ – dipende anche da noi).

(fonte: Piera Maculotti – rubriche alla finestra)

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3 thoughts on “E poi…

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  1. Bellissimi pensieri,molto profondi…La lotta che ogni giorno si deve fare per cercare di essere sempre se stessi dove la mettiamo?
    La fragola rossa,spero di avere il potere di poterla scorgere in quel momento di panico,in quel momento in mezzo tra i due fuochi…
    Un saluto profondo collega…

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